Come un fiume…vetro e fumo

Come la mano delicatamente poggiata sulla nuca. Come il tempo che scorre imitando l’acqua sulle pietre erose. Come la pioggia che inesorabile compie il suo ciclo nonostante tutto. Come un profumo, sempre lo stesso, che ti manda a puttane il sistema endocrino. Come un respiro sul collo che non mi perderei per nulla al mondo. Come una emozione condivisa che non tornerà mai più. Ed è capitata per puro, semplice, fottuto caso. Come la stretta allo stomaco che ti prende quando sai di dover ingoiare qualcosa di duro, di pungente. Magari un po’ di gelosia, magari un po’ di rabbia. Sai che lo devi ingoiare per non perdere quei momenti che chissà quando ricapiteranno. Come una risata perfettamente scandita sotto le dita. Come un “si, continua” seguito da un applauso silenzioso. Come una parole lì sulla punta della lingua, che non verrà fuori. E lo sai benissimo. E sai benissimo che non accadrà e che ti senti, e ti sentirai per i giorni a venire, un coglione patentato. Come il corpo che non conosce dolore, né fame né alcun bisogno che sia fuori da quelle mura di pace e solitudine a due.

Come un fiume di emozioni di cui vuoi liberarti. Per non affezionarti troppo. Per non farlo troppo tuo. Per non sentirlo scendere, goccia a goccia, sotto la pelle. E infettarti l’anima. Come un fiume che fa paura, limpido e nero. Nero e limpido. Perché annegheresti volentieri in quegli occhi. Perché ti lasceresti stringere volentieri da quelle mani. Stringere il collo, semmai. Perché è quello che sta accadendo, e niente di più. E tu non puoi farci nulla, devi ingoiare quel boccone pungente come la gelosia. Come la rassegnazione cieca.
E allora cerca per il fiume un letto più capiente di un cuore di vetro tagliente e fragile. Cerca un letto, che non sia il mio, che porti quelle emozioni silenziose a implodere nel nulla.
Perché io ti amo, in un respiro sul collo e in una emozione condivisa che non tornerà più, perché è capitata per puro, semplice, fottuto caso. Ma per questo fottuto caso, io ti amo.