E poi l’impossibile

Odore. Mani. La porta. Una sedia. Uno sguardo. Un sorriso. Interpretato male. Ne sono sicuro. Interpretato male. Tu non stavi pensando quelle cose. Sul mio conto. Tu non stavi pensando a me. Un sussurro e quel profumo. Maledizione. Ne morirei. Piano. Sorrido. Sfuggo. Sfuggi. La porta. E un gesto interpretato male. Ancora una volta. Un brivido insolente. Mi vergogno. Abbasso lo sguardo. Mi piace farti ridere. Se tu ridi con me. Per me il mondo finisce lì. Collassa sulle tue labbra. Passo le dita sulla mensola bianca. I libri. La mia mano. I capelli mi ricadono sugli occhi. Essere sfiorato. Il pensiero di una carezza. Un sussurro e quel profumo. Maledizione. Ne morire. Solo se.

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Un filo di luce

Un profumo solo accennato. Fingo di non desiderare quell’abbraccio. Poi te lo chiedo. Ma continuo a fingere di non ricercarlo con tutto me stesso. Poi tu stringi, e stringi. E sussurri qualcosa. Non ti sento, non comprendo le tue parole, ma va bene così. Affondo nella tua giacca, ed è questo che conta. Quando sono lì perdo il contatto con ogni senso. Non solo il mio udito. Perdo anche il contatto col suolo. Perdo anche il contatto col mio stomaco. Sotto le dita la consistenza della tua sciarpa si dissolve. Cado sulla camicia, sui jeans, sul tuo collo. Cadono sul pavimento le ultime gocce di pensiero. Che non mi appartiene più. Ho perduto anche la disperazione di reagire. Sono qui e affondo la fronte su una spalla che mi sembra di conoscere da sempre.

Vorrei rituali settimanali e mensili

Vorrei quei piccoli rituali casalinghi. Vorrei la pizza di domenica. A domicilio. Perché di lunedì c’è lavoro per entrambi. Vorrei ordinare la pizza a casa ogni domenica sera. Vorrei vedere mio marito rispondere al citofono, mentre io vado alla ricerca di quel plaid che mi ha regalato qualche anno prima.